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Ballo perché vorrei dire sì
ballo perché nascondo così
questa malinconia
[Lorella Cuccarini – Io ballerò]

Il dvd l’ho preso, la penna usb (vedi mai) anche, la scaletta, il quaderno, le ricevute, il cellulare, i fogli, la videocamera, i temi. Ok, sono in anticipo di mezz’ora: vado. L’utero decide di sfaldarmisi un minuto prima di uscire. L’mp3, un minuto dopo. Dopo un minuto che sono sul tram mi ricordo che mi sono dimenticata il cavalletto. Scendo. Torno. Riparto. Fortunatamente da casa mia all’unione femminile ho un comodissimo tram che impiega circa 10′. Sfortunatamente proprio oggi sono cominciati dei lavori sulla tratta. Per arrivare cambio 5 mezzi diversi, un totale di un’ora. Se esiste un campionato di sfiga  x gli ultimi preparativi prima di un evento, sono nella top-ten.
La serata però comincia bene. Nella platea ci sono volti illustri: Lea Melandri, Annamaria Testa, diverse giornaliste, docenti, mamme, babbi, nonni, possibili fidanzati, studentesse, tirocinanti, un futuro attore, e un futuro sceneggiatore, mio compagno di studi a Pisa, ragazze, ragazzi, donne e uomini. E poi le mie amiche dell’Unione femminile, sempre accoglienti, gentili, materne, briose, e quel pubblico di tutti gli incontri: donne sapute e attente. Una varietà di pubblico femminile, che guardo sempre curiosa e ammaliata. Nel mio paesino, le riunioni al femminile, le organizzano le rappresentanti della Stanhome.

Antonella Eberlin comincia ad introdurre, una donna, come tutte, che sa il fatto suo. Sarò all’altezza? Comincio dirompente, memore delle bacchettate a teatro. Sarò troppo aggressiva? Premo play e il corto comincia. Si sentirà l’audio?
Quando vedo il muro bianco colorato da quei faccini paffuti, che sono abituata a sminuzzare, limare, risentire, e ritagliare in un quadretto del mio pc, mi sento quasi come se avessi partorito. Come quando giochi alla patata bollente e lanci la palla che scotta. Come se avessi accumulato un gomitolo e adesso lo lanciassi libero davanti a me. Sento le persone che ridono, che commentano, che ascoltano. Alla fine addirittura applaudono. Mi sento meglio, un po’ sì.

La serata prosegue. Elisabetta Ruspini, docente di sociologia alla Bicocca, parla dell’importanza della critica rispetto ai prodotti sui media per i bambini, è opportuno contestualizzare. I bambini che rispondono a una domanda per cui devono utilizzare una proiezione del sé futuro, fanno ricorso necessariamente allo stereotipo, poiché devono parlare di ciò che non conoscono ancora. Altro discorso vale per le pubblicità che interrompono il palinsesto dedicato all’infanzia, si fondono su figure stereotipate di bambini e bambine. Spesso il target degli spot non sono soltanto i bambini stessi, ma i genitori che fruiscono con loro il programma. E’ il caso di famose pubblicità in cui le bambine aiutano a prepapare la cena, sono già piccole cuoche. L’essenziale è lo sviluppo di una capacità critica autonoma.

Giovanna Cosenza, docente di Semiotica a Bologna, entra ancora di più nello specifico. Le bambole stesse sono un tipo di media che veicolano un’ideale estetico di corpo femminile ancora più prigioniero del canone stereotipato. E’ questa l’evoluzione allarmante che emerge se si prendono a confronto le winx, le bratz, le barbie di ieri e di oggi. La winx propone una fisicità, a suo parere, più ribelle e autonoma sì, ma estremizza alcune delle qualità fisiche di barbie quali la magrezza, gli occhi all’insù, ecc. Giovanna proietta e analizza i montaggi fatti dalle bambine su youtube, che raccolgono i momenti di trasformazione magica delle winx. La magia arriva alla winx mentre vengono mostrati il suo punto vita, il seno, i fianchi. I poteri femminili insomma…sempre quelli sono…Ahimé.

Dopo questi interventi, le testimonianze dei genitori. Per quanto si cerchi di fornire esempi diversi in famiglia i bambini sembrano comunque rimanere influenzati dal gruppo dei pari, si notano dei cambiamenti quando entrano alla scuola primaria. I motivi di questa inversione di tendenza sarebbero lunghi da analizzare, e io di certo non sono in grado. Qualche speranza ce la lascia Isabella, l’ultima mamma, che chiude la serata ricordandoci che la parità sarà raggiunta quando un bambino in difficoltà chiamerà indifferentemente “mamma” o “babbo”. Suo figlio, 10 anni, semplicemente chiama chi gli è più vicino.

A fine serata cominciamo la raccolta di fondi. E chiaramente ho sbagliato a compilare le ricevute. E c’avevo anche pensato parecchio. Il ricavato è un inizio, e per me è già un trionfo! Trovare qualcuno che crede in me al punto di mettere mano al portafogli, in tempi come questi, è un traguardo commovente! Sono grata e ringrazio infinitamente tutti coloro che hanno voluto darci fiducia! I soldi che stiamo raccogliendo saranno utilizzati per finanziare i viaggi e le spese che sosterremo recandoci nelle varie scuole in Italia. Grazie!
Grazie! E grazie a tutti quelli che c’erano, che hanno organizzato e che hanno partecipato!

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