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Quando hai udito che tu non saresti più stata tua
e questo figlio che non aspettavi, non era per te
[Madre io vorrei – Canto liturgico]

A Natale siamo tutti più buoni. Ma fortunatamente è Pasqua, quindi posso sparare a zero.
Forse non tutti sanno che…il nostro frizzante presidente del consiglio ne ha detta un’altra delle sue. Dopo la mela dal gusto venereo, che da sola denotava un’eleganza da the delle 5, l’allusione alla sua imperitura potenza sessuale, la ballerina nell’uovo di pasqua (applaudita anche dal morigeratissimo Formigoni) qualche giorno fa ci ha regalato un altro simpatico aneddotto. Interpellato su questioni calcistiche silvio lamenta un calo di memoria ed argomenta: “L’altro giorno stavo rincorrendo la mia segretaria per farmela, ma lei mi ha ricordato che l’avevamo già fatto”.
Davvero deliziosa la scenetta da pollaio, queste atmosfere perdute da epica da saloon, dove le pollastre subalterne sfuggono al poderoso maschio, fra risolini compiaciuti e pudica bramosia sessuale, pronta a manifestarsi non appena vengono catturate.
Non posso fare a meno di pensare a quello che ho visto davanti al tribunale di Milano. Signorotte benvestite nei toni sobri dei beige, capelli curati, nessuna concessione a scollature o minigonne, nessun centrimetro di facile sensualità messo in piazza, foulard in tinta, qualche bracciale, qualche orecchino, un insieme molto composto da vedere. Non fosse per la sfrontata e pervicace difesa del loro premier dai magistrati brigatisti. Ecco ma loro, che così a occhio non le collocheresti nel cast delle barzellette da cowboy laido; che sono donne come mia madre, per cui la coniugazione più scabrosa del verbo fare è “fare la doccia”; loro non si sentono offese da questo stillicidio di spacconate da porcile?
Qualche settimana fa silvio era chiamato a premiare giovani laureati. E’ lì che ha porto un invito galante ad alcune neodottoresse:
“Siete così brave che vi inviterei al bunga bunga”
Che fa pendant con la dichiarazione su Ruby: “L’ho pagata perché non si prostituisse”. E giù tutti a dire che è come pagare un idraulico perché non ti ripari il tubo, e simili. In tutto questo c’è una cosa che proprio non posso tollerare. Dico oltre ai 60.000 euro per un depilatore mentre io ancora soffro col silkepil. Questo tacere sull’assioma di fondo, per cui ogni donna è naturalmente vocata alla prostituzione. Ruby è una prostituta, così come la Minetti, le meteorine, e tutte le Olgettine. Se loro si fanno prostitute è perché c’è qualcuno che le vuole tali! E’ il corruttore che corrompe il corrotto. E’ un po’ colpa di tutti se delle ragazze crescono col mito del migliaio d’euro facile, e ritengono più comodo vendersi a un trio di vecchi suini piuttosto che lavorare per pochi spiccioli. E non lo dico per moralismo! Dove sono andati i tempi di una volta, per Giunone! Quando ci voleva per fare il mestiere anche un po’ di vocazione! Qui non si parla di passione o di vocazione, si parla di falsi miti, alimentati dalla consapevolezza del destino misero che affligge noi precarie.
Non solo. Con la solita becera galanteria pedante da avventore di night ripulito alla domenica, silvio, per dimostrare la propria innocenza, scoperchia sempre di più la sua misoginia: “l’ho pagata perché non si prostituisse”. Certo. Perché una ragazza di 18 anni, carina, spigliata, sveglia, non ha altre alternative! Chi a 18 anni, alla vigilia di un eventuale diploma di maturità non si domanda: “dunque che scelgo? Veterinaria, Lettere moderne o prostituzione applicata?”? E’ questo che mi indigna e che mi offende! La sua chiara ed esibita concezione della donna. E l’uso che ne fa. Quando serve è il paladino delle quote rosa: “il mio governo è pieno di donne. E sono anche carine”. Si ecco, bravo. Si parlava appunto di quello. Vede le donne come gusci vuoti: quarti di manzo contro l’andropausa, bamboline parlanti da spedire ai talk politici quando viene accusato di misoginia. C’avete fatto caso? Intorno al 13 febbraio i dibattiti tv traboccavano di piddielline, una furbizia di forma che avvalorava la difesa. Si è accorto solo allora che le donne sapevano anche parlare. E un minuto dopo l’occhio imprenditoriale sfruttava già la cosa a proprio vantaggio. Ora che le acque si sono calmate, di donne non se ne vedono più.
Neanche nei manifesti elettorali milanesi, fra l’altro. A 3 settimane dalle elezioni ho contato solo 5 candidate, Moratti inclusa. All’inizio erano solo maschi. Tutti maschi.

Approposito di elezioni. In vista della resurrezione imminente, sono ridiscesa in terra natìa. Ho lasciato una casa sonnacchiosa e ritrovo il quartier generale dell’opposizione, un clima da presidenziali in USA. Due volte al giorno il babbo, addetto stampa del candidato sindaco, mi chiama per inviare papelli segreti in allegato mail. Che non ci sarebbe niente di difficile se non fosse che ogni volta che mio padre deve connettersi a internet, si respira la stessa cerimoniosa tensione dello Space Center di Cape Canaveral: “Alessandra, bisogna fare il collegamento”. E: “Attenzione Alessandra eh? Ti detto l’indirizzo del sito. Dunque. Doppiavù, doppiavù, doppiavù. Sono 3: www. Hai scritto?”.
Altopascio è una piccola Italia. Quando Assunta Sarlo mi ha chiesto dove avessi girato “Ma il cielo è sempre più blu” le volevo spiegare la perniciosa questione altopascese: “sai noi ad Altopascio abbiamo..” “so già tutto di Altopascio”. Ollé. Famosi nel mondo.
Bene. Dicevo. Altopascio è una piccola Italia. Il sindaco uscente (da un ventennale), è un piccolo silvio. Anche lui ha avuto qualche problemuccio con le toghe rosse. Da geometra assurto al ruolo di podestà del paese, ha tramutato i terreni agricoli in edificabili, ha assegnato gli appalti edilizi a fumose aziende ed ha cementato tutto il territorio. In 10 anni abbiamo totalizzato 10.000 abitanti in più. Però i servizi sono rimasti quelli. A parte i 6 night. Tanto che qualche anno fa il Marchetti, il sindaco, propose di farne un quartiere a luci rosse. Abbiamo problemi di sicurezza, di caporalato, di droga. Niente teatri, cinema, centri di aggregazione giovanile. C’è solo un kebabaro, che ovviamente è stato subito tacciato di pericolosi aggregati di malavita. Come se i clan che si prendono a catenate in piazza durante le feste paesane fossero colpa sua.
Bene. Dicevo. A casa ho trovato una lettera dal sindaco, una premurosa mimosa per l’8 marzo. Iniziava dicendo che la giunta aveva a cuore le politiche femminili (e il pensiero è subito corso a quel lontano progetto di quartiere hard). E’ strano perché io ho informato il comune e l’opposizione del mio progetto, e non c’è nessuno che se ne sia interessato. La Bicocca sì, Altopascio no. Bizzarro. Comunque. La lettera proseguiva elencando gli sforzi del consiglio comunale per garantire la sicurezza.
“Sono elementi che vanno nel senso dell’innalzamento del livello di sicurezza, soprattutto delle donne”.
Soprattutto delle donne.
Alle volte mi dimentico che siamo il sesso debole.
La galanteria cialtrona che svela il pensiero misogino di base. L’allievo che supera il maestro. O quasi. In risposta cito l’ultimo libro di Lea Melandri (Amore e violenza, Bollati Boringhieri):

La cancellazione della donna come personalità, individualità, soggetto politico, produce inevitabilmente lo svilimento del suo corpo, l’assimilazione ad altri “corpi vili” su cui l’uomo ha esercitato fino alle soglie della modernità un potere sovrano di vita e di morte. […] L’allargamento della cittadinanza alle donne, oltre ad essere tuttora imperfetta, ha continuato a convivere con l’idea di un femminile come mancanza, subumanità, soggetto debole da proteggere, tutelare, difendere dai propri cattivi impulsi.

I femminismi di comodo si smascherano facilmente.
Siamo donne. Oltre alle gambe c’è di più.

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