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Siamo donne
oltre alle gambe c’è di più.
[Siamo donne – Jo Squillo e Sabrina Salerno]

firenze.repubblica.it/cronaca/2011/08/16/news/legalizziamo_la_prostituzione_la_proposta_contro_i_tagli-20504258/

Che nel paese, in cui per infausto destino mi son trovata a nascere, funzionasse la becera logica del purché se ne parli: questo si sapeva. Che nel solito paese i bambini e le bambine dicano che “le donne devono stare a casa e pensare alla famiglia”, e gli uomini “possono fare tutto”, questo ve l’ho mostrato con “Ma il cielo è sempre più blu”. Che sempre in quel lembo di qualche kmq si trovino giovani sedicenti di sinistra che asseriscono che l’azienda d’Inzago ha fatto bene a licenziare le donne perché tanto guadagnano meno, che i concorsi di bellezza sono svaghi innocenti per il caro popolino, che se sono “l’unica femminsta nel paese un motivo ci sarà” (cheppoi non è nemmeno vero, grazie a Dio), anche questo a qualcuno l’ho detto. Che insomma l’educazione al genere e le pari opportunità non siano il fiore all’occhiello di questo paesino romito, questo l’avevate capito, dai.
Ora però il nostro tracotante sindaco Maurizio Marchetti, ne ha pensata un’altra.
L’8 marzo ci aveva scritto comunicandoci, con la galanteria cialtrona di chi si sbugiarda con niente, che avrebbe messo la tenenza dei carabinieri, per difendere “soprattutto le donne”. Che si sa che da sole non ci sappiamo difendere. Rimando x approfondimenti in merito al post:

https://mailcieloesemprepiublu.wordpress.com/2011/04/22/39/

Bene.
Ora ha pensato bene che in questo momento di crisi anche le donne debbano essere impiegate a far cassa. E un individuo simile, quale risorse riconoscerà mai, a noi donne?
Noi, donne che lavoriamo, stritolate fra il tetto di cristallo e la tagliola del doppio sì: che guadagniamo poco; che non abbiamo contratto; che siamo abili sì, ma magari se pensassimo di più alla famiglia sarebbe anche più educativo; che siamo sensuali ed erotiche sui manifesti pubblicitari, e chine a lucidar pavimenti in casa; che mai ci viene concesso il diritto di essere rappresentate per come siamo: nel nostro corpo, nella nostra mente, con le risorse e la preparazione che diventano troppo spesso rospi amari da inghiottire velocemente, ché c’è sempre pronto qualcuno che ha bisogno della nostra cura, o anche solo di tuffare lo sguardo nel nostro decolté, sempre troppo audace.
Non sono moralista, sia chiaro, io credo che ognuno sia libero di fare il mestiere che vuole, quando non è frutto di ricatto, di violenze e di sfruttamento. La legalizzazione della prostituzione è un argomento spinoso, che solo i paesi più civili si possono permettere. Tendenzialmente lo considero un mestiere come un altro, se fatto con scelta e passione. In un paese bigotto, maschilista, incivile e arretrato come l’Italia, dove si fatica a riconoscere meriti propri e carriere dirigenziali alle donne, si rischia di veder esaurirsi nel mestiere tutte le nostre potenziali. Eppoi si parifichino i doveri e anche i diritti. I/le sex workers (indipendentemente dal genere) non possono essere solo un fondo cassa da cui attingere all’uopo.
La cosa che mi fa più orrrore, con 4 R, sono le dichiarazioni del primo cittadino Marchetti: le prostitute sono evasori fiscali, favolosi redditi da 10.000 euro esentasse. Forse varrebbe la pena ricordare al baffuto sindaco di provincia, che dei 10.000 euro putativi che una ragazza può guadagnare in un mese, non gli entra in tasca che qualche spicciolo, perché c’è un uomo, uno schiavista stupratore violento, che dopo averle sottratto la dignità, la gioventù, le speranze, e forse anche qualche figlio le prende anche quegli sporchi guadagni!! E l’evasione fiscale, quand’anche fosse imputabile all’esercente, sarebbe l’ultimo dei suoi problemi!
Io mi vergogno di essere altopascese. Io mi sento offesa e degradata! E non ne posso più di questo stillicidio indegno, che corrode la mia dignità!
Io sono stanca!
Io, e lo voglio dire chiaro e tondo, sono stata offesa dal sindaco Marchetti che in sede di elezioni dove io ero la segretaria in pausa cena, e lui il sindaco uscente che veniva a stringer le mani laddove non poteva nemmeno stare,  senza avermi mai visto né conosciuto mi vomitò in faccia un “vai a lavora’ “che da solo basta a descrivervi il tipo.
Ecco. Io mi vergogno di lei, sindaco Marchetti, e del popolo caprone che la vota.
E provo una felicità amara e triste, a dirle che son felice di aver abbandonato quel paese che lei ha così degradato, quel paese in cui ero felice di essere nata.

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