Lo sai che la sindrome premestruale
colpisce maggiormente le donne
che lavorano fuori casa?
[Lines Seta Ultra]

E’ la copertina che mi ha conquistato. Quell’Eva Herzigova china e felice che grida “Sono una mamma! (grande) E mi sento ancora più donna” (più piccolo). E’ che all’improvviso mi sono sentita prudere selvaggiamente la schiena e in men che non si dica mi è spuntata una cresta da stegosauro.
E’ una delle 3 possibili copertine, del numero di Amica di novembre, che inaugura col botto la direzione di Cristina Lucchini. Sotto la testata di copertina “Amica” opportunamente ci ricordano “è nuovo!”. E infatti una delle altre copertine reca lo strillo “Bella sexy e casalinga gli uomini ci sognano così”. Per dire il concetto progressista.

L’intervista di Marta Citacov a Eva Herzigova s’intitola “Mamma è bello”. Nelle viscere sento un follicolo che si suicida. Il premio domanda intelligente dell’anno l’assegnerei senz’altri indugi a:

“Ha cambiato modo di vestire da quando è mamma?”
A cui Eva, mostrando più acume della giornalista, risponde:
“No, per nulla, sono una mamma non una suora.”
Ora potrei stare qui a dirvi che la domanda, benché fatta da donna-a giornalista-a, è specchio di quella cultura che spacca il genere femminile inesorabilmente in due: o donna madre o donna erotica, ma penso che non occorra neanche.

A seguire un pezzo di Francesco Piccolo, lo sceneggiatore, che celebra la prestanza fisica ancora erotica e seducente delle madri e delle quarantenni, e le esorta a crederci e a valorizzarsi. Carino, sì. Pare quasi femminista. Peccato per il tono paternalistico che tradisce le buone intenzioni.
Inizialmente Piccolo prende le distanze dallo stereotipo della casalinga che “ci raccontano” frustrata, poi però finisce per dare per assodato che la madre si senta una ciofeca inguardabile, al punto tale che si erge a suo principe azzurro assicurandoci che a lui fa più sesso la coscia cellulitica o il prolasso del décolleté, che non la squinzia ventenne con tutte le sue cosine a posto. A ribadire il concetto un box riporta le testimonianze di 6 bellone che dopo la maternità si sono sentite stagionate e inutili al punto di doversi riciclare come testimonial dell’Unicef: se non possono più essere belle, che almeno siano brave.
Sono polemica? Sì, sono polemica. E’ che mi sembra un po’ insolente questo pippone da maschio Beta che ci viene a dire che gli facciamo sangue anche decadute (così scrive). Ma per esempio se si pensasse che non ne abbiamo bisogno di queste assicurazioni paternaliste? Che ci sentiamo desiderabili lo stesso? Che non ci serve l’ennesimo maschio eroe che ci salva dalla torre della disperazione solitaria?

Giro pagina e trovo la cover story relativa alla copertina che inneggia alla casalinghitudine come nuova frontiera dell’emancipazione. E’ dedicato a Elisa Sednaoui che

“interpreta il ruolo della donna ideale, il sogno di molti maschi e l’aspirazione di tante donne, stufe della carriera a tutti costi, che tanto poi non ti libera dalle incombenze domestiche.
Te ne toglie solo il tempo e il piacere”

Alé. Massì, semplifichiamo. Ignoriamo 40 anni di lotte e le tante ricerche sociologiche che tuttora frotte di studiose portano avanti cercando di sviscerare le catene del doppio sì, di sgretolare quegli stereotipi di genere talmente introiettati che facciamo fatica a capire perfino chi siamo e cosa vogliamo. Diamo pure per scontato che i compiti di cura e le faccende domestiche ricadano biologicamente sulle donne, che il cromosoma Y e l’aspirapolvere non vanno d’accordo, si sa. Perché incaponirsi a dividere le incombenze domestiche, che le facciano le donne! Che poi ne traggono anche sotteraneamente piacere, e allora che brandiscano i mestoli invece di volersi snaturare per forza trasformandosi in Erinni spietate votate alla carriera! Del resto è il lavoro, che toglie tempo ai fornelli e alla brillante carriera da massaia che ne conseguirebbe, mica il contrario.

In chiusura il pezzo di Valentina Crepax, casalinga orgogliosa. E fin qui niente da dire. Perfino io traggo benessere psico-fisico dalle pulizie settimanali. Valentina ci racconta di come suo marito appartenga alla
“generazione del maschio utile, sparecchia, frigge, se unge pulisce, apre il forno per guardare cosa brucicchia” eccetera.
Con ironia ci dice di quanto questo alla fine la indisponga, e chiude:
“Sono approssimativa, ma non sopporto che si confondano i ruoli.”
E dato il tono faceto di cui sopra, spero che scherzasse. Certo, il contenuto del giornale non farebbe propendere verso questa chiave di lettura. Ma voglio essere ottimista, del resto questi servizi innovativi erano il restyling, si voleva svecchiare il mensile. Lo si premette dalla copertina: Amica è nuovo!
La copertina senz’altro, e il contenuto?

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