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Femmine belle chetate lu core
si lu brigante vulite salva’
[Brigante se more – Canto popolare]

 

Buongiorno Italia!
Ho aperto la finestra e ho respirato un’aria nuova, Silvio Berlusconi non è più il presidente del Consiglio. Alleluja Alleluja. I problemi non sono finiti, ma, se non altro, ora cominceremo finalmente ad affrontarli. E’ la cosa più intelligente che ha detto Bersani, da quando lo conosco.
Leggendo “Contro le donne nei secoli dei secoli” di Silvia Ballestra, poco tempo fa, una scenata contro la considerazione delle donne in Italia (ed era il 2006!) alle parole:

– La politica, lasciamo perdere. Con un (ex, sia ringraziato il Signore) presidente del Consiglio che andava dicendo agli imprenditori europei di investire in Italia “dove abbiamo bellissime segretarie”-

mi si stringeva il cuore. Crepitavo d’invidia per quell’ex.
E poi: 12 novembre 2011. Ei fu.
Ieri, nelle piazze, manifestazioni di gioia. Mi trovavo fuori Milano e ci sono tornata apposta. Per dire.
Da piazza Duomo, memore del 31 maggio, parte un piccolo corteo improvvisato. Non ci sono vessilli politici, ci sono le bandiere italiane. Segno di un senso di risorgimento del popolo, stanco anche di farsi strumentalizzare. A guidare il corteo: giovani, miei coetanei. Quella generazione che col berlusconismo c’è cresciuta, che non ha visto altro, che è abituata a considerare la politica come una cosa staccata dai problemi reali della gente. Quella generazione a cui Berlusconi, e la classe politica in generale, ha rubato il futuro.
Non ci sono slogan violenti, non ci sono tensioni, c’è allegria. Sfilando davanti ai tiratissimi caffè di corso Vittorio Emanuele, un ragazzo prende il megafono: “Pagate il conto e venite a festeggiare con noi”. Pagate il conto. E che non tirino fuori black bloc e espropri proletari.
In San Babila è una ragazza (una ragazza!) a parlare:
“Siccome siamo diversi dal nostro ex presidente del Consiglio (applauso) occuperemo solo gli spazi che ci sono consentiti, senza arrecare danno al traffico, arriveremo in piazza Fontana passando dal marciapiede”
Insomma, ce ne siamo liberati. Siamo liberi. Siamo libere.
Oggi su La Repubblica leggo i candidati ai ministeri. Neanche una donna. Si ricomincia? Le donne, la politica delle donne, e la forza organizzativa delle donne, ha avuto un ruolo chiave nella discesa di Berlusconi. Ma il riconoscimento, come sempre, non arriva. Non arriva per la cura della casa, non arriva per la cura della polis.
Caro Monti, io so che lei e io abbiamo un curriculum diverso, e non ci piacciamo. Non m’aspetto che lei porti avanti i miei diritti di precaria, non me l’aspetto, ora, da lei, che mastica più spread che surgelati del discount, però almeno, faccia vedere al mondo che è capace di accorgersi che le donne in Italia sono la maggioranza.
Lo dice Marina Terragni nel suo blog stamattina:

– Sono convinta che al mondo piacerebbe vedere che anche la misoginia della nostra politica, tratto primario della fase da cui ci accingiamo a fuoruscire, è finalmente finita. Per il bene di tutti. –

Lo dice l’Espresso, che riporta i risultati di uno studio brasiliano che dimostra che nei paesi amministrati da sindache c’è meno corruzione.
Lo diceva Concita De Gregorio, ieri sera, a Ballarò.
Nel minestrone di ministri leggo solo nomi di anziani, maschi. I vecchi, in Italia, sono per definizione inutili e rimbambiti, tranne quando vanno al governo.
C’è bisogno di cambiamento, di nuovi modi, di nuove idee. Lasciamo almeno provare le donne! Lasciamo provare le giovani! Ce lo dovete, eccheddiamine.

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