L’increscioso equivoco di cui era
la sola ed unica artefice
[Carmen Consoli – La Dolce Attesa]

No. Non sono incinta.
Eccheddiamine.
E non ho grossi rimorsi. Né per la mancata progenie, né per il mancato punto vita che vi spinge a ipotizzare il lieto evento.
Avevo appena concluso l’incontro riassuntivo di imPARIaSCUOLA, quando l’ennesimo maschio alfa, il quale aveva attestato con noi l’importanza dell’educazione critica verso gli stereotipi di genere, mi avvicina all’uscita:
– Arrivederci eh signorina, complimenti per il suo lavor..
Lo sguardo scivola in basso.
– oooooooohhh, non mi ero accorto, mi scusi, allora tanti cari auguri!
Al mio compleanno manca un mese. E la camicia che indosso: sì, è carina, è stato un bell’acquisto, diciamocelo, ma gli auguri mi sembrano comunque fuori luogo. Data la sua espressione estatica stile Sandra Milo in “Piccoli fan”, guardo anch’io verso il basso. Ah già, la pancia. Alle volte mi dimentico di essere cicciona.
– Non sono incinta. Sono solo sovrappeso.
– Oddio. E’ una gaffe terribile.
– La fanno in tanti, non si preoccupi.
E poi scatta un meccanismo perverso. Nel cercare di rimediare arrimpicandosi rocambolescamente sugli specchi, finisce per dirmi che:
– Be’ se non è incinta allora getti via i pasticcini che ha nel piatto.
– Be’ se vuole comunque mangiarli almeno faccia più ginnastica.
– Sì abbiamo detto che blablabla lo stereotipo delle donne che curano troppo il proprio aspetto fisico, ma certo un minimo andrebbe curato.
Ok. Questo è veramente troppo.
Mi libero di ogni formale cordialità e ribatto che francamente privilegio e prediligo la cura di altre parti della personalità, mia e di quella degli altri. X chi non l’avesse capito ti sto dando del beota.
Lui non l’ha capito. M’interrompe per sentenziare che il modo in cui ci si pone esteriormente comunque conta.
Mi sento umiliata e offesa: io curo il mio aspetto fisico. Decine di tutorial di Clio make-up mi hanno conferito degli smokey eyes da far impallidire Diego Dalla Palma. Non solo. Traendo insegnamenti dalle mie frequentazioni professionali, ho migliorato anche la mia silhouette. Mi sono concessa una taglia in più.
Dagli ultimi saldi avevo acquistato solo bile. Innervosita dai pantaloni ribaldi che non volevano chiudersi, dagli addominali che accorciavano le maglie, dai cuscinetti che non volevano infilarsi in nessun tubino, ho deciso di far pace col mio adipe accordandogli la taglia superiore.
Fatelo anche voi. Buttate i libri di diete mirabolanti, e regalate lo yogurt 0,1% al gatto. Ne uscirete più appagati: la gente comincerà a chiedervi se siete dimagriti. E’ che la taglia superiore vi starà un po’ larghina, e vedendo la stoffa in eccesso anziché l’abbottonatura in difetto, penseranno pavlovianamente al dimagrimento.
Tutto questo, il pessimo osservatore con cui interloquisco, non l’ha notato.
Ha notato solo la pancia e si è sentito in dovere di elogiarne la funzionale fecondità.
Perché?
Non è la prima volta che mi capita. E’ almeno la decima. Sempre accompagnata da sorriso ebete da prolificazione delle specie in atto. Come mai?
Nel dubbio, non sarebbe più opportuno tacere? Cosa spinge una persona a rischiare la figuretta e la mortificazione altrui?
E’ il destinatario che cambia tutto, a mio parere. Il target di riferimento. In una società in cui le strategie di marketing fanno più discepoli della religione, una bella figura è importante a seconda dell’oggetto che si vuole impressionare.
E nella nostra società a crescita zero conta più una madre, una donna che adempie il dovere intrinseco alla sua natura, l’obbligo a cui è stata destinata dal momento del concepimento (o della sua progettazione divina); che non una trentenne tardona tendente all’obesità. Quindi offendere una donna è un peccato veniale, se la controparte è lodare una madre. Perché diventare madre non è una scelta intima, personale, di coppia, di amore, di fatti miei/nostri, è un dovere societario di cui si occupa la collettività.
E’ un terreno spinoso questo. Mi rendo conto. A chi lo volesse comunque scandagliare consiglio “Una su cinque non lo fa”, un libro illuminante scritto da Eleonora Cirant (ed. Franco Angeli) che analizza lucidamente le scelte della non maternità.
Al maschio alfa di tutto questo non ho detto niente. Dal suo punto di vista una come me è un insulto al decoro. Non solo ho una pancia inutile ma oltretutto non voglio nemmeno rimediare all’equivoco, anzi esigo addirittura la ragione. Ha ragione lui, bisogna sanare l’offesa. Ora, quando sono in fila alla cassa, pretendo la precedenza gestanti.

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