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Erano i capei d’oro a l’aura sparsi
che ’n mille dolci nodi gli avolgea,
e ’l vago lume oltra misura ardea
di quei begli occhi, ch’or ne son sì scarsi
[Petrarca – Sonetto XC]

Festa della Liberazione a Milano,la manifestazione e i comizi in Piazza Duomo

Laura Boldrini.
E giù polemiche.
Le parole “laura” “boldrini” hanno in questi giorni sostituito i normali input di conversazione quali “mah questo tempo?” e “ciao come va?”, e producono lo stesso effetto imbizzarrente di “Frau Blücher”.
Abbiamo letto in tanti l’articolo di Concita De Gregorio in cui la nostra presidente della Camera parlava delle aggressioni sul web. In tanti invece hanno preferito leggere solo il titolo, e/o hanno desunto da questo contenuti che non c’erano. Lo stesso giornale che pubblicava l’intervista, creava una galleria dedicata con commenti di vari personaggi, e muragliate di tweet indignati, circa le presunte “auspicate censure” che Laura non aveva mai postulato. Molti blog oggi cercano di demistificare la notizia, ripulendo le parole della presidente da ciò che le è stato attribuito. La responsabile del putiferio è la titolazione arbitraria che avviene nei giornali. I titoli non vengono quasi mai scelti da chi scrive l’articolo, e seguono le linee guida dettate dalla direzione, in funzione degli scopi che ci si prefigge pubblicando quel giornale. Quindi, quando il titolo è pelosetto e combacia poco col contenuto, fatevi delle domande. Consiglio a tutti la divertita campagna che Luca Sofri sta conducendo sul suo twitter, collezionando titoli sensazionalistici come se fosse fantacalcio.
Recentemente era anche stato messo in evidenza come il titolo di un articolo in cui Laura Boldrini condannava l’attenzione pruriginosa al suo privato, facesse leva proprio su questa stessa morbosa attitudine.
Ma in tutto questo gran cicaleggio sono passati sotto silenzio gli argomenti chiave che la presidente cerca di portare alla ribalta, ed è in questa proposta che consiste, a mio parere, la sua portata rivoluzionaria.
Laura parla di donne. Di donne vere. Come lei.

A me Laura Boldrini piace. Lo dico chiaro e tondo prima che certa intellighenzia di sinistra cominci con i suoi “Sì ma”, ché l’avere riserve (non meglio esplicitate) verso il personaggio politico del momento è una delle pose più chic di certi salotti.
Nella tanto blasonata intervista, la Presidente della Camera dichiara:

“Non è una questione che riguarda solo me. Ci sono due temi di cui dobbiamo parlare a viso aperto. Il primo è che quando una donna riveste incarichi pubblici si scatena contro di lei l’aggressione sessista: che sia apparentemente innocua, semplice gossip, o violenta, assume sempre la forma di minaccia sessuale, usa un lessico che parla di umiliazioni e di sottomissioni.
Mi pare molto grave, molto pericoloso che si diffonda in rete una cultura della minaccia tollerata e giudicata tutt’al più, come certi hanno scritto, una “burla”. Mi domando che effetti profondi e di lungo periodo, fra i più giovani, un’immagine così possa avere.”

Nel suo intervento del 25 aprile a Milano ha detto:

“Con la liberazione dal fascismo ci siamo liberati, lasciatemelo dire, dalla celebrazione della virilità, del maschilismo, dalla riduzione della donna a madre e sposa”

Voi, questa parte del discorso, l’avete letta su qualche giornale? L’avete vista in qualche video? Qualche media vi ha fatto sospettare della sua esistenza? La potete sentire coi vostri orecchi, dal video che ho realizzato io, col figofono (la qualità è pessima eh)

 

Come mai tutte gli aspetti che riguardano le donne, vengono passati sotto silenzio? Perché vengono considerati di minor importanza? A meno che, naturalmente, colei che ne parla non sia già stata etichettata come “femminista”, un bollino rassicurante come quello giallo dei “bambini accompagnati” sui film, che avvisa l’utente che i contenuti sono di parte quindi può cambiare canale o può dare un valore pregiudiziale a ciò che viene detto. E sia chiaro, le femminista sono femministe. Cioè si occupano solo di donne. Non è che sono anche professioniste, politiche, registe, artiste, filosofe, dirigenti, presidenti, insegnanti, bariste, scrittrici, o chessò io. Sono femministe. Sanno solo di quello, si sono formate su libri di parte e hanno il diritto di parlare solo di quello. Io mi presento sempre come femminista, perché sono fiera di esserlo e voglio sgretolare la demonizzazione che è stata fatta di questa bella parola. Ma mi urta parecchio quando alla fine di ogni mio discorso c’è sempre qualcuno che mi dice “vabe’ ma te sei femminista”. Le femministe, e le donne, non sono una categoria a parte, da trattare con le pinze. Sono individui della società, che la portano avanti occupandosene su più fronti, secondo le caratteristiche e le specifiche di ognuna, alcune con più coscienza di ciò che sono.

E’ vitale quel partire da sé che ci mette in contatto con noi stesse, liberandoci di tutto ciò che ci viene appiccicato, ed evitandoci di appiattirci su un neutro convenzionale, cheppoi è declinato al maschile.
Ecco, è anche per questo che Laura Boldrini mi piace. Perché porta sé stessa, senza inquadrarsi in sovrastrutture. Perché s’insedia alla camera con la maglietta “inadatta”; perché comincia un’intervista dicendo che ha acquistato la giacca a 15 € dai cinesi; perché va alla mensa senza preoccuparsi del fatto che nessuna carica istituzionale ci ha mai messo piede prima; perché non manca mai di raccontare di sé, della sua esperienza, di ciò che ha visto nei campi profughi; perché non si è scordata dei suoi riferimenti; perché non ha paura di parlare di donne, né di tuonare contro l’atteggiamento subdolamente denigratorio della stampa; perché riflette sulle radici che stanno alla causa del femminicidio, senza strombazzarlo facendoci apparire solo vittime; perché comincia ogni suo discorso salutando “tutti e tutte”, indice di una cura, di un tempo impiegato a pensare a chi ascolta, che non è da tutti/e; perché non è “mansueta”; perché ha la responsabilità del suo posto, ma non ci si fa mettere. Eppoi anche perché incarna finalmente una bellezza altra, polverizzando in un colpo solo 3 stereotipi: la bella perché magra, la bella ma scema, la politica incartapecorita. Non è da sottovalutare questo aspetto, di fronte alle orde di ragazzine costrette a cercarsi dei modelli che non escono quasi mai da queste 3 gabbie.
Insomma a me Laura piace, perché la sento vicina, perché la vedo un po’ come me.
A tal proposito sento di dover aggiungere anche un altro motivo. E’ che anche lei ha i capelli lisci ma gonfi, proprio come me. E mi piace l’idea che la Presidente della Camera abbia i miei stessi problemi quotidiani.

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