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Meritava.
Meritava strapparmi via dal mare per tornare nella cementatissima Milano. Ieri, alla stazione, accarezzata dalla brezza del tramonto, ho avuto un momento di esitazione. Menomale che per una volta nella vita ho usato il raziocinio.

All’entrata mi forniscono una brochure con il decalogo da seguire in caso di stalking. Sono informazioni utili e necessarie, mi lascia solo perplessa la 10:
“Ricordati che se sei vittima di una violenza ed hai figli minori, è tuo dovere tutelarli”
Solo mio? E il padre?
Anche sulla 3 avrei delle riserve:
“Se ti accorgi di essere seguita, dirigiti immediatamente verso un Ufficio di Polizia, non fare rientro a casa”
Giusto, ma inattuabile. Sono stata seguita più volte, ma non mi è mai venuto in mente di aprire la cartina per cercare con dovizia la stazione di polizia più vicina. Ho cercato sempre di seminare lo stalker, di raggiungere prima possibile un luogo protetto, inaccessibile, o una zona frequentata.

La conferenza si apre un po’ in ritardo, ma si tiene su un ritmo vivo, interessante. Si parte con le belle notizie. Giusi, una dipendente Rai di cui non ricordo il cognome, annuncia che la presidente Tarantola ha tolto dal palinsesto Miss Italia, e L’Isola dei Famosi.

Francesca Garisto, un’avvocata che collabora con la Casa delle Donne Maltrattate, sottolinea che una donna vittima di violenza, è una donna che perde le relazioni, il lavoro, la vecchia storia dell’empowerment, insomma. I figli che vedono la violenza probabilmente la reitereranno nelle loro famiglie future. La violenza è la prima causa di disabilità e morte nelle donne fra i 16 e i 40 anni. Più della malaria, più degli incidenti d’auto.

Massimo Guastini, parla di una campagna in cui un comitato scientifico si propone di monitorare la pubblicità, sia quella offline che quella online, dividendo a seconda del messaggio veicolato (ti discrimino, ti uso, ti emargino,..) con le donne e alle donne. Esiste una zona grigia indefinibile, che non usa richiami alla violenza o alla discriminazione, che è difficilmente sanzionabile, ma che contribuisce comunque a creare quell’immaginario di mercificazione e di svilimento della donna. E il problema non è solo la pubblicità, ma i media, in generale. La tv, in prima linea, quella pubblica, e quella privata, per cui non esiste una disciplina. Comunicare senza il nudo volgare è possibile, perfino per pubblicizzare il wonderbra.

Susanna Camusso si sofferma sul bacchettonismo, sotto vari punti di vista. Mettere in guardia le giovani donne sul modo di vestirsi, sui comportamenti morigerati da tenere, è un’aggressione sottile che viene perpetrata proprio da chi si propone di cambiare l’immagine e la considerazione della donna.
Bisogna poi essere laiche, se una vignetta è brutta su “Libero”, è brutta anche se è su “Il fatto quotidiano”. Ridere alle battute becere e grevi incrementa quel pensiero per cui:
“tu sei solo un’esposizione, e il modo di raccontarti lo decido io”

Dulces in fundo parla Laura Boldrini, un intervento lungo, vivo, vero, a volte velato di ironia, a volte di emozione e di amarezza. Parte con la consueta generosità, umana e gentile. Ringrazia la platea, le tante donne e i pochi uomini. Rimarca come sia importante invece la presenza degli uomini a queste iniziative, perché la violenza sulle donne non è un problema delle donne. Fa un accenno, come molti prima di lei, all’insulto ignobile rivolto alla Ministra Kyenge.
Parte da sé, come sempre, racconta dell’incontro con i genitori di Fabiana Luzzi
Cita l’Accademia della Crusca, che ha riconosciuto la correttezza lessicale del termine femminicidio. La cultura è importante, come l’educazione. Curare il linguaggio, fornire gli strumenti, ai ragazzi e alle ragazze, per stimolare il senso critico verso le immagini.
Ricorda poi che le prime disposizioni per regolamentare l’immagine della donna nel media risalgono al 1989. Nel 2008 l’Europa ci ha chiesto di intervenire per ridurre gli stereotipi di genere riverberati dai media. L’Europa, che solitamente viene scomodata solo per giustificare provvedimenti finanziari spericolati.
Patricia Scotland, nel suo mandato da ministra dell’Interno del Regno Unito, stabilì dei protocolli a livello di amministrazioni locali che ridussero la violenza sulle donne del 64%. Protocolli attuati a costo zero.
Conclude ricordando che denunciare le immagini, le parole, degradanti rivolte alle donne non è censura moralistica, ma è una battaglia per l’inviolabilità della persona.

L’incontro termina, il pubblico si alza, i fotografi e le fotografe si accalcano vicino al palco. Mi alzo, pacata, ostentando equilibrata soddisfazione. Per una volta non devo spalmarmi in terra a riprendere nella frenesia. Non ho voluto portarmi dietro la videocamera, che o si vive o si scrive, preferivo godermi l’incontro, tranquilla. All’arrivo della presidente avevo già il cellulare in mano cercando febbrilmente una messa a fuoco degna.
Mi avvicino anche io al palco, e in un impeto di sfacciataggine consegno il dvd nelle mani eleganti della terza carica dello Stato. Mi guarda e mi ringrazia. Le spiego in 3 parole (tre) cos’è. Non so se riuscirà mai a trovare il tempo di guardarselo, ma mi sembrava opportuno mostrarle quel piccolo mondo silente che ho visto io…

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