Non leggo mai trattati di economia politica
Comunque se mi toccano
dov’è il mio punto debole
divento incandescente
[Una vipera sarò – Giuni Russo]

aereo

No, io in vacanza non ci vado. Ho preferito risparmiare in previsione dell’inverno rigido che mi aspetta. Cheppoi le vacanze d’estate sono carissime e dappertutto trovi un sacco di gente e non te le godi. E le vostre foto di lidi cristallini, che m’inondano la home di facebook, sono acerbe.
Ho approfittato dei tempi morti, e sono scesa al paese avito, per sbrigare le robacce burocratiche e fiscali che rimando sempre, nell’incapacità assoluta di capirci qualcosa. Così sono passata dal commercialista, dall’ufficio postale, ho fatto un salto veloce all’anagrafe, una telefonata in questura, e una al call center dell’INPS.
E dunque ho pagato le imposte per il passaporto, l’iva, la nuova tassa per i crediti, e sto attendendo trepidante il salasso della gestione separata. Insomma, sto dilapidando l’equivalente di una settimana a Zanzibar.

Alla posta sono passata 3 volte, perché dovevo estinguere un conto. Mi hanno detto che alla terza volta avrei finalmente riscosso gli interessi e risolto tutta la pratica. E invece il conto non si può ancora estinguere, però intanto devo pagare 20€. A quanto pare i miei risparmi, accumulati in 32 anni di regali delle nonne e oculatissima gestione dei guadagni, risultano, agli occhi del signor Mario Monti, un indice di opulenza. In effetti, benché da 3 anni risparmi per comprarmi un’attrezzatura che mi permetta di lavorare meglio, con la stessa cifra potrei acquistare mezza lampada Flos, fulgido esempio di lusso fine a sé stesso. Come la settimana a Zanzibar di cui sopra.
Evabbe’. Paga la tassa, usufruisci dei servizi. Si sa.

Così sono passata dal commercialista, quella figura professionale alla cui misericordia mi voto nei momenti di disperazione da CUD. Dice che ora sono una partita iva, e devo pagarmi i contributi da sola.
– Per cosa li pago i contributi? Per una pensione che non avrò mai?
– Li paghi per la scuola e per l’assistenza sanitaria, cose di cui hai usufruito da sempre.
E’ vero. A febbraio, per esempio, sono stata dall’oculista. Ho atteso 6 mesi per avere una visita. Quando sono arrivata avevano fatto dei casini coi nominativi, così ho dovuto aspettare un’altra oretta. L’oculista in compenso è stata velocissima: in meno di 10′ mi ha sistemato. Le ho chiesto che problema avessi e mi ha detto che mi era peggiorata la miopia.
Peggiorata? ho chiesto io, che leggendo gli ingredienti della crema Neutrogena a 1m e mezzo di distanza, ho sempre pensato di avere delle diottrie in più.
Peggiorata! mi ha risposto secca lei. La miopia non viene dal niente, signorina. E’ appunto per questo, le ho risposto, ma non mi ha dato tempo di finire.
– Allora non ci siamo capite signorina, lei era già miope prima, e ora è peggiorata! –
E ha compilato in fretta la prescrizione degli occhiali.
Talmente in fretta che ha invertito gli occhi, e quando ho portato la ricetta dall’ottico ho dovuto sborsare altri 70€ per rifarmi il controllo della vista. Ma sono stata contenta, perché è stata una visita accurata e attenta, più di quello della dottoressa del servizio sanitario regionale toscano.
L’ultima cosa che ho fatto, prima di partire da Milano, è stata mutuarmi in Lombardia.

Che comunque la Toscana è una regione attenta eh, pare abbia lo stato sociale migliore d’Italia. Addirittura stanzia dei fondi per i giovani che vogliono andare a stare per conto proprio. Te cambi residenza e la regione ti paga una quota dell’affitto. Purché che tu rimanga in Toscana. Così almeno rifocilli le tasche dei padroni di casa autoctoni, i cui appartamenti esosi, altrimenti, rimarrebbero sfitti, e sarebbe un peccato…
Insomma dovrò sborsare un sacco di soldi, pagarmi i contributi, e anche l’affitto, ma in cambio qualche servizio mi verrà dato, magari un domani, quando saremo messi meglio. Epperò c’è quella storia del pulmino che continua a frullarmi in testa.
Il commercialista nel frattempo mi ha richiesto un codice, un numeretto, una roba piccola e importante dell’INPS. Una di quelle cosine che infilo nel comodino, che vedi mai che un domani tornino utili. Come tutto ciò che riposa in quel casetto. Come i semi di cactus, lo scontrino della torta del mio 5′ compleanno, il righello preferito di quando non andavo ancora a scuola, i biglietti d’auguri di chi non c’e più, 50€, le bozze di racconti epistolari mai scritti, i rosari, gli assorbenti, 3 origami, un mazzo di carte, un dado con scritto “togli”, il biglietto di una commedia che avevo visto con la mamma, le istruzioni dei pattini che ho schiantato 10 anni fa. Tutti i ricordi che ho trovato sepolti in quel cassetto. E’ stato emozionante ripescarli. Ora devo solo trovare le parole giuste per spiegare al commercialista che penso di aver perso quel maledetto numero.
Per rimediare ho chiamato il call center. Mi ha risposto una ragazza che mi ha detto che quel numero non esiste. Il commercialista lo ritiene indispensabile, i miei amici dicono che deve esserci, ma al call center giurano di non averlo mai visto. Mi sono rivolta a un sindacalista. Dice che al call center ci mettono gente a progetto, sottopagata, demotivata, delocalizzata. Gente che non può sapere. Come sempre. Solo che io ora a chi lo chiedo?

Si diceva dei servizi.
I servizi di cui usufruisco, al momento, sono soprattutto quelli giornalistici. Ne godo i benefici ogni giorno, almeno due volte al giorno, solitamente durante i pasti. Mi raccontano di persone, ricche, con professioni ben pagate, che si riuniscono, fanno clamore, gridano allo scandalo, promettono guerre civili, e monopolizzano i media con la triste storia di un evasore fiscale, milionario, plurindagato, che ha fatto il bello e il cattivo tempo per 20 anni in questo Paese, e che ancora lo tiene in mano; che ha frodato il fisco arricchendosi per un bel po’, ma che ancora, lui, si rifiuta di pagare.
Io invece non posso esimermi, se voglio godere dei “servizi” di questo Paese. Per il momento, più che altro, non ho goduto delle vacanze. Ma non voglio stare qui ad elencare i miei sacrifici di formichina parsimoniosa, che poi piange la Fornero (la quale, già che c’era, ha proposto di portare l’aliquota per la gestione separata al 33%).
E’ che mi torna in mente una filastrocca di Rodari. In effetti, la cicala, non ha poi tutti i torti.

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