Bio

Al seminario della LUD
Foto Liliana Barchiesi

Sono nata 3 decenni fa ad Altopascio, un paesucolo nella provincia toscana. Lì ho vissuto per 28 anni, cercando di non pensarci. Ho frequentato corsi di teatro d’improvvisazione, comico e sociale, qualche corso di cinema, di pianoforte e uno di scrittura creativa tenuto da Vincenzo Cerami.
Ho fatto i lavori più disparati dalla bracciante alla commessa, dai seggi elettorali all’educatrice sociale, e per una ministagione sono stata un’animatrice Club Med. Poi basta. Ho deciso che era tempo di iscrivermi all’Università.
Dopo la laurea in Cinema all’Università di Pisa, sono emigrata a Milano, in cerca di fortuna.
E un po’ ne ho trovata.
Ora faccio la videomaker freelance, realizzo documentari in cui racconto le storie che incontro, mi occupo soprattutto di genere e di donne, da cinque anni porto avanti la video inchiesta “Ma il cielo è sempre più blu”.
Per lavoro realizzo video su commissione per privati, concept store, ristoranti, aziende, studi di avvocati, associazioni ed editoria.

Ad ottobre 2016 sono stata designata come insegnante di Cinema all’ITSOS “Albe Steiner” di Milano. Un capovolgimento di lavoro che mi ha appassionato e rivoluzionato. Strano vedersi dall’altra parte della cattedra, dopo un passato da liceale opinabile. Dopo 15 giorni di spaesamento ho cominciato a rodarmi. A rispondere quando mi chiamano “prof”, e a dosare con cura il professor Keating e la Sig.ina Rottenmeier.

Da 5 anni collaboro continuativamente con Elle, il mensile di Hearst, per cui realizzo interviste, backstage di moda, rubriche di lifestyle e food, servizi publiredazionali per campagne di lancio fra cui Guess, Diesel, Krizia, QVC. Eppoi nel 2011 mi hanno spedito nella laguna di Venezia a documentare lo speciale sulla Mostra del Cinema. Oh yeah.

Ho girato i video promo dello Studio Bernoni Grant&Thornton, quello della Casa delle Donne di Milano con Angela Finocchiaro, dei video per la LUD, e un videoclip musicale.

Cerco di portare il mio sguardo in tutto ciò che faccio, far vedere attraverso i miei occhi, senza mostrarlo, è la cosa che mi piace di più di questo lavoro. Per mantenermi giovane e vivace diversifico la committenza, giro i video più disparati nelle situazioni più distanti. Alterno boutique in Montenapoleone alle riunioni cospirative di precariato, interviste a bambini con interviste a vip, eventi mondani ad eventi aziendali, seminari sul gioiello a seminari sull’immagine della donna. Forse un giorno ci diventerò schizofrenica ma per il momento mi diverto molto. E poi non si finisce mai di imparare, o no?

A Milano ho trovato il femminismo che ad Altopascio latita. Sono passata dalle riunioni della Stanhome a quelle della Libera Università delle Donne dove, da sei anni, tengo un corso di ripresa video. Prima della prima lezione ho passato un mese insonne.

Dai suoi inizi sono socia attiva nella Casa delle Donne di Milano, curo la comunicazione, la pagina Facebook, la Newsletter, e mi sono occupata della campagna crowfunding con Produzioni dal Basso. A ottobre 2016 sono stata eletta co-presidente della Casa.

Da qualche anno giro l’Italia con Ma il cielo, organizzando lezioni, proiezioni, laboratori e workshop sugli stereotipi di genere, nelle scuole, nelle Università e nelle associazioni interessate, una volta perfino alla RAI.

Scrivo tanto e di tutto. Dai racconti ai post, alcuni dei quali sulla 27a ora, parlo di femminismo, di donne, di stereotipi, di tv e media, alla ricerca di uno sguardo critico, che analizzi anche quello che normalmente non si riesce a vedere. Ma soprattutto mi piace narrare. Il mio primo racconto scritto è pubblicato nell’antologia “Di ramo in ramo”, Edizioni LUD. Su Fb scrivo raccontini condominiali su piccoli personaggi quotidiani, mascherando gli intenti voyeuristici con roboanti presupposti manzoniani. Presa dall’euforia e da deliri d’onnipotenza medito di scrivere qualcosa di più lungo e sostanzioso…

Ho una casa delle bambole, una gatta siamese, e una passione smodata per i dettagli.
Spesso mi chiedono perché sono femminista. Bella domanda.
E’ che da piccola volevo fare la ballerina ma ero troppo alta.

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